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ESCLUSIVA TuttoEccellenza, Gigi Pavarese: “Nola è una possibilità ho uno splendido rapporto con De Lucia”

TuttoEccellenza ha avuto l’onore ed il privilegio di intervistare Gigi Pavarese, storico direttore sportivo dal lungo curriculum, che ha legato il proprio nome a diverse società importanti come quella del Napoli, prima di calarsi nella realtà di numerose società.

Direttore, il suo nome è indissolubilmente legato all’esperienza al Napoli, quali sono le annate che ricorda con più piacere, che porta più nel cuore?

“Le porto tutte nel cuore, senza distinzione. Mi considero un ragazzo fortunato perchè ho avuto il privilegio di lavorare e ricoprire cariche importanti nella società di cui sono tutt’ora tifoso, e aver fatto parte anche della storia della società essendo stato segretario generale dell’epoca degli scudetti. Quando ho ricoperto successivamente la carica di ds non sono riuscito a conseguire risultati positivi, con grande rammarico anche per non aver ripagato la fiducia datomi dal presidente Ferlaino. La famosa retrocessione a causa di un solo punto fa ancora male, sbagliai sicuramente qualcosa anche se la squadra era comunque forte. Ripeto, c’è rammarico ma chi vive nel passato non ha futuro, bisogna andare avanti”.

A tal proposito, diversi rumors la vedono vicino ad una nuova esperienza al Nola. Cosa ci conferma?

“Non posso nascondere che c’è stato qualche incontro con il presidente Alfonso De Lucia, con il quale c’è un rapporto di amicizia che ci lega da parecchi anni (vista la militanza dell’ex portiere delle giovanili del Napoli): già lo scorso anno mi aveva chiesto di dargli una mano, per poi trovare l’accordo con Montervino. Vedremo, se son rose fioriranno. Da parte mia non intendo smettere di sognare, ho voglia di lavorare, non ho mai fatto distinzioni di categorie: se c’è voglia e c’è la possibilità di lavorare in tranquillità e autonomia. Nola è una possibilità, c’è stato qualche incontro, come c’è stato con altre società”.

Che tipo di progetto cerca?

“Il concetto di progetto applicato esclusivamente alla prima squadra mi fa sempre ridere: si può parlare di progetto solo qualora questo coinvolga vari settori come quello giovanile, ma in questo paese dipendiamo dai risultati. A prescindere dalla categoria c’è bisogno di una società dalle strutture solide che possono consentire anche di sbagliare un’annata senza soffrire troppo, così da avere cambi generazionali e permettere di andare avanti con una certa autonomia. Fino a qualche anno fa ero tra i più grandi “incendiari”, visto che il mio carattere mi portava allo scontro con chi non è esperto del settore: tutti possono parlare di pallone, di calcio possono parlare in pochi, nel corso degli anni sono diventato “pompiere”, ho imparato a gestire in maniera diversa alcune situazioni.

Parla per esperienza personale?

“In alcune situazioni mi sono trovato a lavorare con persone non esperte del settore dove sarei stato capace di dare di più, ma non mi è stata data sempre possibilità di svolgere il mio lavoro come avrei voluto, come capitato a Caserta e Campobasso, in particolare a Campobasso, dove dopo aver avuto dei dissidi ho lasciato la società che probabilmente con una mia permanenza avrebbe vinto il campionato. In talune società  chi ha poteri pensa di poter aver capacità superiori a quelle che hanno: tutti pensano di fare calcio, ma la realtà è che pochi ci  riescono, altri fanno pallone, e in alcuni casi neanche quello”.

 

 

 

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