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Savoia, la lettera del patron Pellerone “contro” il Napoli United

Presa di posizione netta da parte di Mario Pellerone, patron del “rinato” Savoia Calcio, nei confronti del comportamento dei dirigenti del Napoli United durante l’ultimo confronto tra le due compagini.

Savoia, la lettera del patron Pellerone “contro” il Napoli United

Sabato 2 ottobre ho accompagnato la gloriosa squadra del Savoia di Torre Annunziata, che ho l’onore di rappresentare come Presidente, alla partita con il Napoli United.

Ho visto due gruppi di ragazzi che, lealmente e senza scorrettezze, si sono affrontati dando il massimo, interpretando al meglio i valori dello sport. Ho visto una partita equilibrata e con spunti d’eccellenza sia da una parte che dall’altra, aperta a qualsiasi risultato. I ragazzi hanno giocato con impeto agonistico ma con lealtà. E’ stato fantastico vedere gli
atleti delle due squadre salutarsi con affetto e abbracciarsi, prima ed alla fine della gara. Questo è un segno di una profonda amicizia e considerazione. Queste sono le cose più belle che ho visto sabato.

Ho assistito purtroppo anche ad un’altra partita, quella dei dirigenti e dello staff tecnico del Napoli United.
Una partita indecorosa ed inguardabile, poco obiettiva, intollerante, aggressiva e maleducata. Sono rimasto
esterrefatto per ciò che ho visto e sentito.

Mi sono chiesto: “ma sono gli stessi che quando non siamo riusciti a presentare la squadra alla gara di Coppa Italia, hanno fatto la morale a tutti, condannando in un comunicato, la pratica intollerabile di trasferire i titoli sportivi da un posto all’altro per convenienza, senza rispetto per i tifosi e la città che li aveva accolti? Ma sono gli stessi che hanno scelto di aggiungere a NAPOLI (meravigliosa città della Campania piena di persone fantastiche e con tanta gioia di vivere) la parola UNITED che è sintesi di un significato profondo. Tradotto dall’inglese vuol dire UNITA e in Greco ha una genesi composta, esprimendo un concetto fondamentale della convivenza civile: UN SINGOLO ELEMENTO CHE SI UNISCE AD ALTRI RAPPRESENTANO INSIEME UNA MOLTEPLICITÀ DI CULTURA, PENSIERO E VALORI, TANTO DA DIVENTARE UNA COSA SOLA. Complimenti, esattamente l’opposto di quello che ho visto ed ascoltato.

E pensare che le stesse persone, prese singolarmente fuori da quel contesto, sono sicuramente ottimi genitori e persone affidabili nel lavoro e nella vita sociale. Ma lì, in quel luogo e in quel momento, in una sorta di autocombustione di massa, hanno tirato fuori le peggiori cose di un essere umano: rabbia, violenza verbale, assenza di rispetto per gli altri e delle regole di convivenza civile, delirio agonistico, assenza di equilibrio mentale ed obiettività.

Noi tutti, che abbiamo scelto di essere dirigenti o tecnici di una società sportiva, abbiamo anche scelto di essere EDUCATORI. Abbiamo il dovere di essere corretti e in equilibrio con mente e corpo. I nostri ragazzi ci imiteranno imparando a diventare polemici aggressivi e maleducati, falsando per convenienza la realtà. E’ questo che vogliamo insegnare? Non credo. I genitori affidano a noi i figli (la cosa più preziosa di una famiglia) sperando che con il nostro aiuto imparano a giocare a calcio e col tempo crescano divertendosi diventano uomini affidabili e prepararsi alla vita. Come possiamo essere credibili se i nostri comportamenti sono quelli della partita parallela a cui ho assistito sabato?!

E’ intollerabile questa dissociazione tra mostrarsi buoni dirigenti e tecnici e trasformarsi poi in predatori nei fatti. E’ purtroppo un difetto della nostra società non essere in grado di vivere nei fatti ciò che diciamo di essere. E’ l’eterna lotta della contraddizione quotidiane, “PARLARE BENE E RAZZOLARE MALE”.

Voglio soffermarmi anche su un altro elemento importantissimo per me: gli ARBITRI. Chi sono? Dei ragazzi che hanno scelto di fare calcio in un altro modo. Potevamo trovarli in una delle nostre squadre a giocare con i nostri, invece hanno scelto un altro ruolo, importantissimo e determinante per tutti noi. Senza di loro non si potrebbe giocare le partite. Sono atleti come i nostri ragazzi, sono speciali e coraggiosi, motivo per cui vanno rispettati. Provate a pensare di trovarvi al loro posto ed essere insultati e oltraggiati ingiustamente, subendo anche violenze fisiche in alcune occasioni. Tutto ciò soltanto perchè hanno scelto di non giocare per una squadra o per l’altra, bensì di far giocare le squadre dando regole e tempi, indispensabili per il corretto svolgimento della partita. E’ veramente incivile riversare la nostra rabbia e frustrazione su questi ragazzi solo perchè interpretano le azioni di gioco diversamente dalle nostre aspettative. Diventano improvvisamente il NEMICO PRINCIPALE. Se fossero dei nostri atleti gli riserveremmo lo stesso trattamento? Non credo. Pensate, potrebbero essere nostri figli o parenti o amici o
fratelli. Come vi sentireste se li trattassero in quel modo barbaro a cui ho assistito? Non credo che si alzino
al mattino e pensino di andare ad arbitrare la partita Napoli United-Savoia pensando di espellere un giocatore degli ospiti o l’allenatore dei padroni di casa, annullare un gol o ammonire una serie di giocatori. Sono solo ragazzi coraggiosi e credo di non esagerare dicendo che sono coraggiose anche le loro famiglie che assecondano la passione e le scelte dei figli sapendo cosa gli aspetta.

Sono ragazzi che come i nostri amano il calcio ma scelgono di farlo in un altro ruolo. Io, da genitore, ho sofferto tantissimo per loro e non ho parole per descrivere il disappunto il disgusto che ho provato nel vederli trattare in quel modo incivile e barbaro.

Mi auguro che i miei tecnici e dirigenti non si comportino nello stesso modo: sarebbe un motivo di allontanamento immediato perchè non rispondono ai requisiti ed agli standard che esigo abbiano i miei collaboratori. Vorrei che le partite fuori dal campo siano uguali a quelle giocate in campo, nel rispetto dei ruoli e delle persone. E’ indispensabile incoraggiare i giocatori e tifare per la propria squadra ma nel rispetto delle regole e della civile convenienza.

Ho grande ammirazione e gratitudine per tutti i ragazzi che hanno scelto di fare gli arbitri dimostrando maturità, forza interiore e controllo emotivo. Io alla loro età non avevo queste virtù e sicuramente avrei fatto l’errore di trasformarmi anche in predatore. Grazie a Dio il tempo mi ha fatto cambiare prospettiva, ho capito quali indispensabili valori di vita questi ragazzi interpretano precocemente. GRAZIE A TUTTI VOI”.

Dott. Pellerone Mario, Presidente Savoia 1908

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