fbpx

Napoli United contro la poca considerazione dei dilettanti: “E se a farci un’altra lega fossimo noi?”

Il Napoli United, società di Eccellenza Campania, lamenta pubblicamente una la disparità di trattamento del calcio dilettantistico rispetto a quello professionistico: la società partenopea infatti, evidenzia le numerose difficoltà che le compagini di categoria hanno dovuto affrontare nel corso dei mesi, difficoltà rese più evidenti dal Covid, per ritornare a scendere in campo.

Il Napoli United, con il seguente post, evidenzia diversi particolari in merito

Napoli United: E se a farci un’altra lega fossimo noi dilettanti?

E se a farci un’altra lega fossimo noi dilettanti?
I Playoff congelati in seguito al ricorso dell’Agropoli per la partita persa a tavolino contro il Buccino sono l’ennesima dimostrazione della scarsa considerazione che lo sport italiano ha del calcio dei dilettanti.
Dopo due gradi di giudizio, il CONI si è preso addirittura una ventina di giorni per la decisione definitiva, bloccandoci ancora una volta, stavolta nel bel mezzo del campionato. Una stagione sofferta, senza pace, in cui abbiamo avuto la conferma definitiva di essere davvero l’ultima ruota del carro, nonostante il calcio dei dilettanti rappresenti la quasi totalità dei tesserati italiani.
Già la ripresa è stata un calvario, perché se l’Eccellenza si sta disputando è solo grazie alla tenacia di chi come noi e altri club non si è mai arreso. Alla determinazione di chi era convinto che ci fossero le condizioni per giocare, così come stavano giocando le prime quattro serie del calcio italiano.
Avevamo ragione, neanche una partita di Eccellenza è stata rinviata per Covid in Campania, e in tutte le altre regioni i campionati si stanno disputando regolarmente. Eppure per poter rimettere il pallone a centrocampo abbiamo dovuto creare un grande movimento di pressione dal basso che difendesse i diritti della categoria. Così come avremmo voluto che il via libera riguardasse anche le serie inferiori alla nostra.
Ospite del Passepartout Festival, De Laurentiis ha difeso di fatto le ragioni della Superlega, criticandone esclusivamente le modalità di realizzazione adottate dai grandi club che hanno provato a dare la spallata alla Uefa. Da escluso, non avrebbe potuto fare altrimenti, ma l’idea di calcio che sostiene è radicalmente diversa dalla nostra.
Noi pensiamo che sia proprio questa bolla speculativa al continuo rialzo ad aver portato il calcio sull’orlo del baratro ben prima della pandemia. Il Covid ha solo scoperchiato il Vaso di Pandora di una logica che vede i più ricchi fare quadrato intorno ai profitti.
Si finge di ignorare che il successo e la popolarità del calcio si nutrono della passione dei bambini delle scuole calcio, dei campi polverosi delle serie minori dove crescono i campioni di domani, dei 4,6 milioni di italiani che giocano a calcio per passione, del milione di tesserati della Figc che sono in larghissima percentuale dilettanti e con le loro affiliazioni reggono il baraccone del pallone tricolore.
Negli ultimi dieci anni In Italia sono sparite oltre tremila squadre dilettantistiche, che ora sono poco meno di 14 mila. Ci sono oltre 110 mila tesserati in meno rispetto a un decennio fa. Eppure questa emorragia non sembra preoccupare i vertici del calcio, lasciandoci per mesi ad affrontare spese che per molti sono insostenibili, o rimandando una decisione che poteva essere rapida nel cuore della stagione.
Ma se invece della SuperLega e del suo modello a cascata sul quale si vuole ristrutturare il calcio dei professionisti, fossimo noi dilettanti a uscire dalla Figc e creare una federazione autonoma? Avremmo sicuramente più risorse e più rispetto.
Napoli United