ESCLUSIVA TuttoEccellenza – Barone Lumaga: “La pandemia ha bloccato la nostra cavalcata. Il campionato vinto a Giugliano la gioia più grande”

Abbiamo avuto il piacere e l’onore di poter intervistare in esclusiva un calciatore apprezzato per la sua grinta, il suo carisma, il suo cuore e la sua duttilità tattica, ma soprattutto un uomo dal grande cuore e dai sani principi: Sergio Barone Lumaga. Un’intervista nella quale sono stati toccati tantissimi punti e raccontato anche le gioie di una lunghissima carriera fin qui avuta dal centrocampista attualmente in forza al Pomigliano.

Di seguito l’intervista completa:

Ciao Sergio, partiamo dalla pandemia che ha stravolto la vita di tutti noi, come hai vissuto tu questi mesi angoscianti?

“Come ben sai io lavoro in ospedale come O.S.S., quindi non mi sono mai fermato, ho cercato in questi mesi di dare tutto me stesso in questo lavoro anche se non sono stato a contatto direttamente con coloro che sono stati colpiti da questo virus, che ha per sempre cambiato le nostre vite. Voglio rivolgere un pensiero a tutti coloro che hanno perso i propri cari in un modo davvero tragico, io fortunatamente seppur con un pizzico di paura, sono stato sempre vicino alla mia famiglia e me la sono goduto come non facevo da tempo”.

Non si è mai verificato che il calcio si fermasse per così tanto tempo, e soprattutto voi che giocate nei campionati dilettantistici vi troverete, se tutto va bene, a tornare in campo con almeno 5 mesi di inattività. Quanto influenzerà la prossima stagione questo lunghissimo stop?

E’ veramente qualcosa di anomalo, perchè il calcio in un modo o nell’altro è sempre andato avanti, mentre questa volta giustamente si è dovuto fermare come tutto il resto, perchè la salute viene prima di tutto. Detto questo la prossima sarà una stagione molto particolare, credo che il lungo stop si farà sicuramente sentire, ci potranno essere molti più infortuni muscolari, quindi sarà ancor più determinante la preparazione”.

Parlando della tua esperienza a Pomigliano , il Covid è stato l’unico avversario capace di bloccare la vostra splendida cavalcata di 13 vittorie consecutive. Quanto rammarico c’è per non aver potuto concludere la stagione?

“Prima di questa che va considerata una vera tragedia mondiale, stavamo viaggiando davvero alla grandissima. Tutto ci riusciva per il meglio e i risultati erano strabilianti. Se non fosse arrivato il Covid adesso magari staremmo parlando di ben altro finale, ma comunque la nostra cavalcata resterà nella storia del club e del campionato”.

Tu sei conosciuto per essere un combattente nato, uno che non si tira mai indietro ed in più sei un prezioso jolly per ogni allenatore. Quest’anno ti sei disimpegnato con ottimi risultati nel ruolo di terzino destro. Come si sei calato in questa nuova realtà?

“Nella mia carriera mi sono sempre messo a disposizione degli allenatori, anteponendo il bene della squadra a quello personale. Sono uno che in campo lascia l’anima sia che giochi dal primo minuto, sia entrando a gara in corsa. Grazie alla mia duttilità tattica e alla mia umiltà posso ricoprire diversi ruoli. Quest’anno mi è stato chiesto di giocare terzino ed ho accettato subito, per me l’importante è essere in campo, poi con abnegazione e lavorando duro ho imparato molto su questo ruolo, che in passato sporadicamente avevo già ricoperto. Fortunatamente (ride…) è andata bene”.

Senza innescare alcuna polemica, ma è innegabile che l’arrivo di mister Carannante vi ha trasformati. In cosa è stato bravo per farvi riacquistare fiducia in voi stessi?

“Prima di mister Carannante abbiamo avuto mister Seno e poi mister Esposito, altri due ottimi allenatori che hanno comunque dato il massimo per la causa Pomigliano. L’arrivo di mister Carannante è stato però determinante, ha saputo ridarci fiducia, ha lavorato prima sulla testa di ognuno di noi e poi sulla parte tecnica. Con il suo enorme bagaglio di esperienza professionale e umano ci ha letteralmente rivitalizzati e quindi posso tranquillamente dire che i risultati ottenuti sono per gran parte merito suo”.

Il tuo futuro sarà ancora a Pomigliano o ci sarà qualcosa di nuovo all’orizzonte?

“Attualmente sono ancora un calciatore del Pomigliano e spero vivamente che la società decida di dare fiducia a me e al gruppo e al mister dopo quanto di buono stavamo facendo. Mi trovo benissimo in questa piazza e abbiamo una società solida, se poi dovessero decidere di non confermarmi allora sarò costretto a guardarmi intorno, ma ripeto spero che ciò non accada”.

Una tua pecca, se me lo concedi, è quella di essere troppo irruento in campo, cosa che ti porta a subire troppi cartellini. Come mai dopo tanti anni di carriera ancora non riesci a controllare il tuo istinto?

“Lo so spesso la mia “garra” va oltre il pensiero e commetto qualche errore dovuto all’istinto. Ma come tutti sanno sono un combattente, non risparmio una goccia di sudore quando sono in campo e questo a volte mi fa andare anche sopra le righe. Farà parte anche del mio carattere e il mio me lo tengo stretto”.

Quale è stata la gioia più grande della tua carriera e per quanti anni ancora pensi di calcare i campi da gioco?

“La mia più grande gioia calcistica è stata sicuramente la vittoria del campionato con la maglia del Giugliano, perchè noi calciatori abbiamo regalato alla società e al pubblico una categoria che gli compete. In più per me è stato stupendo vedere gioire il presidente Salvatore Sestile, un uomo che porterò per sempre nel mio cuore, un grande in tutti i sensi, ricco di umanità che ai giorni nostri è sempre più raro trovare. Oltre Giugliano sono riuscito a vincere 2 Coppe Italia con il Volla ed un campionato di Promozione con la squadra del mio quartiere, tutte emozioni che resteranno dentro di me. Nella mia carriera mi sono divertito e spero di farlo ancora a lungo, magari vincendo un altro campionato e smetterò di giocare solo quando non mi sentirò più utile al calcio, ma fin quando avrò forza e garra metterò quelle scarpette e tanto smetterò quando l’arbitro dichiarerà la fine….”.