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Eccellenza Puglia – ASD San Marco unica retrocessa. La rabbia di presidente e mister

ASD San Marco in Lamis sarà l’unica retrocessa del girone unico di Eccellenza Puglia. Una decisione che lascia amarezza e rabbia alla società e alla piazza che speravano nel blocco delle retrocessioni, ma che si sono viste ancora di più beffate dalla decisione di limitare le retrocessioni ad una sola, condannando così soltanto il San Marco. Mentre i tifosi chiedono di accedere alle procedure per i ripescaggi, la società non ha esitato a definire le decisioni prese come “uno scempio senza precedenti”. La rabbia traspare dalle parole utilizzate per accompagnare le dichiarazioni del presidente Calabrese, che pubblicheremo più avanti. L’ASD San Marco sostiene che la decisione abbia annientato i sogni e le speranze di un’intera comunità. All’immane danno economico portato dalla pandemia segue la beffa della retrocessione. Quando a Maggio del 2019 si decise di provare a disputare il primo storico campionato d’Eccellenza tra mille difficoltà, si mise in preventivo che si sarebbe potuto retrocedere. La pandemia ha bloccato i campionati togliendoci la possibilità di provare a fare l’ennesimo miracolo con ancora ben cinque scontri diretti da disputare e la salvezza ad un tiro di schioppo.

Pubblichiamo qui per cronaca e diffusione le parole postate sul profilo Facebook dai dirigenti e dal tecnico della società, il presidente Aniello Calabrese e mister Marcello Iannaccone.

Presidente Calabrese: “Assurdo, non riesco a credere che sia stato preso un provvedimento del genere. Inaccettabile, incomprensibile. Faremo tutto quello che è nelle nostre possibilità e se non riusciremo a difendere un titolo ottenuto con enormi sacrifici, quale l’Eccellenza, cancellato con un tratto di penna, daremo spazio ad altri e noi ci faremo da parte. Dispiace per l’intera comunità sammarchese, ma io e i miei amici a questo gioco non ci stiamo. Sono molto deluso, schifato”.

Mister Iannaccone: “Io e i miei amici abbiamo dedicato otto anni ad un progetto per cercare di costruire qualcosa d’importante nel nostro paese. Sono stati anni faticosi, estremamente impegnativi, ma ricchi di soddisfazioni ed emozioni. Registrare una crescita continua e costante in tutto ciò che abbiamo proposto è stato fantastico. Ogni tecnico ha investito in corsi di formazione e aggiornamento e conseguito le varie abilitazioni per affiancare i ragazzi nel processo di crescita con cognizione di causa. Nella nostra esperienza abbiamo commesso certamente qualche errore di diversa natura, senza mai perdere però la strada maestra fatta di rispetto ed educazione. È stato tutto splendido, anche la stagione appena terminata, nonostante l’ultima posizione in classifica. Avevamo la possibilità di scrivere un’altra pagina memorabile. Da un paio di mesi prima dello stop i ragazzi si stavano organizzando sul lavoro per incrementare gli allenamenti e arrivare al top alla volata finale che avrebbe potuto farci conquistare la salvezza diretta sul campo. Poi il blocco causa pandemia. In uno stato di emergenza mondiale non esistono più le norme che regolano il tutto e qui scende in campo il buon senso che, per esempio, ha avuto il Ministero dell’Istruzione bloccando le bocciature.

Ma i nostri organi competenti, tra l’altro gli unici in Europa, in maniera cinica e spietata, hanno deciso di non bloccare le retrocessioni. Da uomo di sport non mi sento minimamente rappresentato da questa gente che in tempo di pandemia ha preso una decisione tanto irrazionale quanto assurda senza appellarsi minimamente al buon senso. Nel calcio come in tutte le passioni il motore è l’entusiasmo, lo stesso che ci ha permesso di realizzare qualcosa di impensabile. Oggi, insieme ai miei amici, sarebbe dovuta ripartire la programmazione della nuova stagione calcistica 2020/2021 in Eccellenza e avevamo già fissato diversi appuntamenti, ma invece dobbiamo preoccuparci di battagliare nelle sedi legali per cercare di controvertire una decisione tanto ignobile quanto meschina. Stiamo uscendo da una pandemia dove molti di noi hanno sofferto, ora potremmo riprendere pian piano a vivere e dobbiamo impiegare, invece, le nostre energie per combattere una battaglia in tribunale. Lo faremo per dimostrare ai così detti uomini di sport che gestiscono l’intero palazzo che esistono piccole realtà sportive che meritano lo stesso rispetto di chi investe milioni di euro. Oggi credo che qualcuno sia retrocesso veramente, e quel qualcuno non siamo certamente noi.

Qualche massimo dirigente federale dice di aver vissuto il calcio anche in altre vesti prima di sedersi comodamente su una mai traballante poltrona, ma dubito fortemente che sia a conoscenza dei molteplici sacrifici richiesti per portare avanti una squadra di calcio dilettantistico con annesso settore giovanile. Oggi sono deluso da chi evidentemente non sa realmente quanta fatica ci sia dietro al calcio dilettantistico e con un tratto di penna annulla i sogni e le speranze di un’intera comunità. Non aver avuto buon senso in questa circostanza è un atto da condannare in ogni sede.
Oggi abbiamo capito di essere una comunità invisibile agli occhi dei grandi dirigenti federali italiani”.

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